Modica e l'analisi dell'inedito di Salvatore Quasimodo dedicato alla città su "Il Secolo XIX"
Il quotidiano ligure "Il Secolo XIX" nella sua versione online ha dedicato un articolo alla scoperta dell'inedito di Salvatore Quasimodo e ha raccolto il commento di Domenico Pisana, presidente del Caffè letterario Quasimodo.
Ecco ciò che scrive:
Versi assolutamente inediti di Salvatore Quasimodo sono stati rinvenuti nel corso di un trasferimento degli archivi del Genio civile di Imperia. Ne ha dato notizia il prof. Giovanni Felici, dell’Università di Genova, dopo che la scoperta dello scritto originale autografo, attribuito al premio Nobel per la letteratura, è stata confermata da accurati studi esegetici, filologici e di compatibilità sotto il profilo del contenuto letterario. Questi i versi:
«Sentieri velati da un tratto di eterno: basole fra scorci di storica passione; a passi tardi rinvengo in cor mio nascituro sguardo che soave m’attrista».
Il componimento è dedicato a Modica, città dove il poeta nacque il 20 agosto 1901, ed è stato probabilmente composto nel 1931.
«Se consideriamo - afferma Domenico Pisana, presidente del caffè letterario Quasimodo e studioso del poeta - che la poesia Vento a Tindari, dedicata alla storica località nei pressi di Patti, matura, nell’esperienza poetica di Quasimodo, proprio durante la sua permanenza a Reggio Calabria (1930), è alquanto probabile che questi versi dedicati a Modica e ritrovati ad Imperia risalgano al 1931, quando il poeta venne trasferito in quella città dopo aver lavorato nel Genio civile di Reggio Calabria. La struttura teleologica della poesia sembra collocarsi dunque, proprio come Vento a Tindari, nel filone di una rivisitazione affettiva della sicilitudine . Il legame con la Sicilia, e con la sua città natale, in questi versi inediti si riannoda facendo scorrere nei filmati della memoria quei “sentieri” e quelle “basole” che oltre ad essere la caratteristica tipica di Modica rappresentano un “elemento segnico” di un divenire storico fatto di fatiche e di passione, dentro il quale il poeta si colloca con una simmetria lirica (”sentieri”, “passi”, “sguardo”) che lo rendono quasi fisicamente presente nell’universo architettonico della sua città. Sono versi alimentati da un tono elegiaco e da una patina di nostalgia. L’immagine della terra lontana, che è la terra-madre, riluce in quell’ossimoro “sguardo che soave m’attrista”».
