Modica ancora sotto attacco da parte de La Padania, "Non ci terremo mai a modica distanza"
Nuova puntata nella querelle tra Modica e il quotidiano La Padania; dopo le dure accuse della scorsa settimana giustificate da un articolo di Stefania Piazza scritto senza tenere conto della realtà dei fatti arriva la replica da parte della stessa giornalista che raccoglie le risposte della città ritenute degne della Magna Grecia. Incredibile come dall'alto di un nulla si pretenda ancora di fare la morale. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, forse questo detto in "Padania" non è poi così conosciuto.
A voi il testo del nuovo attacco pubblicato sul numero de "La Padania" del 28 Febbraio:
Modica. Prima i fatti, nudi
e crudi. Perché denunciare,
come ha fatto la
Padania domenica scorsa,
un Consiglio comunale
che all’una nimi tà
approva il ripristino di
un’ordinanza per l’abbat -
timento indiscriminato
dei cani randagi, non è né
di destra né di sinistra né
un fatto che debba soggiacere
ad un diritto di
cronaca con un limite
geografico come discriminante.
O addirittura di
tiratura di un giornale. Il
diritto di cronaca non dipende
dalla statura, dal
peso, dal luogo di nascita,
dalla residenza di una
persona. Il diritto di informare,
di libera opinione
e soprattutto di
perseguire una battaglia
di civiltà per il
rispetto e il benessere
animale, contro
gli sprechi e le
inadempienze dei sindaci
con i soldi dei contribuenti
è un diritto. E
per la Padania anche un
dovere. Il diritto di cronaca
è uguale su tutto il
territorio nazionale, non è
soggetto a restrizioni territoriali
né di distribuzione
di una testata. Esiste,
per fortuna, a prescindere
da quello che pensano i
politici di Modica. Lo dice
la Costituzione, con l’Or -
dine dei giornalisti (a cui
“tale Stefania Piazzo” che
scrive, è iscritta) che la
applica.
Perché questo si legge
dalle repliche alla nostra
denuncia da parte del
Consiglio comunale di
Modica e del Pd cittadino
che integralmente pubblichiamo
nella pagina a
fianco. Perché i lettori e
tutto il Paese sappiano
come la pensa chi governa
Modica, visto che queste
pagine sono regolarmente
inviate via mail anche
a 30mila contatti e
sono visibili per tutti su
i n t e r n e t s u l s i t o
w w w . c h i l i a m a c i s egua.
org. Perché internet
arriva da Nord a Sud.
Ai fatti consumati, approvare
una mozione sul
randagismo che contiene
un passaggio contrario
alle leggi vigenti - tanto
che lo scorso anno il ministero
della Salute e il
prefetto ne ordinarono
l’immediata disapplicazione
- si è replicato con il
dileggio e la denuncia di
razzismo, di istigazione
all’omicidio degli immigrati
e di difesa quotidiana
delle belve feroci. Cose
che oltre a non avere pertinenza,
sono il segnale di
una debolezza culturale
di argomentazioni che a
Modica trova purtroppo
ancora cittadinanza!
Ai fatti si argomenta
con i fatti.
E i fatti sono che se un
bimbo, Giuseppe Brafa, è
drammaticamente morto
un anno fa a causa di un
cane randagio non è certo
colpa de la Padania o delle
associazioni animaliste.
Ma di chi ha colpevolmente
non governato
il fenomeno, di chi approvò
la custodia di numerosi
cani nella vicina
Scicli nell’abitazione di
un poveraccio, valutando
fuori dalla cancellata le
condizioni igieniche e generali
della struttura.
Non la Padania che “di -
fende le belve feroci” ma
sindaco, vigili urbani, carabinieri
e veterinari, sono
sotto accusa per omicidio
colposo e favoreggiamento.
Questo deve
essere chiaro. E se lo è,
andiamo oltre.
I fatti sono che dopo la
morte del piccolo Brafa, il
sindaco della vicina Modica
emanò l’or dinanza
per l’abbattimento dei
branchi in circolazione.
Una battuta di caccia,
sommaria, per abbattere
l’incapacità e le colpe di
un territorio che non ha
saputo gestire, ieri e oggi
anche, il randagismo. Di
non aver sterilizzato, di
non aver prevenuto. E’
giusto notizia di ieri la
cattura di un branco di
randagi a Modica dopo
che il servizio di recapito
della posta era stato sospeso!
Ma non dovevano
aver sterilizzato i cani dopo
un anno dalla morte di
Giuseppe?!
Se anche questo è
chiaro, andiamo oltre.
Il ministero della Salute
il 17 marzo 2009
blocca l’ordinanza sindacale,
contra-legem. I cani
non si abbattono, si anestetizzano.
Mattanze
sommarie la legge non le
prevede. Anche se le ordina
il signor sindaco.
Il prefetto invia un telefax,
in «ossequio alle disposizioni
del sottosegretario
(Francesca Martini,
ndr), le battute in corso
al fine di individuare i
cani randagi pericolosi alla
pubblica incolumità
dovranno essere uniformate
al seguente criterio:
recupero dell’animale e
solo in caso di pericolosità
uso anestetico per
cattura e non abbattimento
». Lo stesso ministro
M a ro n i ammonisce:
«Rispettare le leggi».
Martini corre in immediato
soccorso delle
inadempienze siciliane,
il 19 marzo
costituisce una
prima task force
per avviare il progetto
pilota sul randagismo
nel territorio
ragusano. Il 31 marzo il
sottosegretario è di parola
e incontra al ministero
l’assessore alla sanità
Massimo Russo. Il
24 aprile a Palermo viene
presentato a tempo record
il piano Martini, presente
il sottosegretario.
Deve durare tre mesi,
giusto il tempo di sterilizzare
e microchippare i
cani, «al fine di incidere
sulla grave situazione esistente
nella Provincia di
Ragusa». Il 26 giugno
parte l’Unità operativa
territoriale, la coordina il
prefetto. La palla torna al
territorio. Detto questo,
che accade? Oggi se lo
chiede anche il ministero,
perché dell’at ti vi tà
di quell’Unità operativa,
pur avendo
inserito dei propri
rappresentanti, non
se ne è saputo più
nulla. I membri del
ministero non sono
stati mai convocati.
Tutto tace.
Intanto, si sa
che invece dopo la
visita del sottosegretario
dalla Sicilia
arrivano minacce,
intimidazioni. E
a luglio, un blitz a
sorpresa al ministero
di una delegazione
di amministratori, con
l’ex prefetto in testa.
Perché, insomma, la
Martini la pianti di mettere
il naso nelle questioni
della Sicilia. Questi
sono i fatti.
L’ultimo, in ordine di
tempo, risale all’11 febbraio
scorso, quando il
Comune ripristina l’ordi -
nanza. Lo denunciamo.
Ma dire che la Sicilia deve
forse spararsi nel cervello
un po’ di civiltà fa esplodere
il finimondo.
Come può permettersi
un quotidiano, «piccolo e
di limitata tiratura» di criticare
la decisione del
consiglio comunale? Il Pd
di Modica sancisce un
nuovo dettato costituzionale.
Che la libertà d’in -
formazione è direttamente
proporzionale alla tiratura:
oltre le 68.500 copie,
quelle della Padania.
Che non sono evidentemente
abbastanza, a Modica,
per esercitare il diritto
di critica. Nessuna
lezione può
essere accolta da
chi «tutti i giorni si
erge a difensore delle
bestie feroci e incita
le autorità a respingere
gli immigrati
alle frontiere,
condannandoli a
morte sicura». Bene,
questa è accusa
d i i s t i g a z i o n e
all’omicidio. Attendiamo
il riscontro.
Anche della memoria,
magari, di chi
ha già dimenticato
nel 1997 i 100 morti
della Kater I Rades,
speronata da una
motovedetta quando governava
il Pd, anche
quello di Modica. Ma qui
stiamo parlando di altro,
di cani, di gestione del
denaro pubblico, di lotta
al randagismo. Di una
Regione il cui deficit sanitario
- e la veterinaria è
sanità pubblica - deve essere
“fer ocemente” chia -
ro anche questo - è di 1,9
miliardi di euro. Con un
costo pro-capite per ricetta
che è il secondo in
Italia dopo la Calabria, la
cui sanità perde per “ef -
ficienza” 1 milione di euro
al giorno. Quindi, quando
si invita poco garbatamente
il sottosegretario
Martini a dare risposte
a chi in Sicilia non ha
un ospedale, anziché
preoccuparsi troppo per i
cani, replichiamo di chiedere
ai propri amministratori
regionali e locali
che fine hanno fatto i soldi
per la salute dei cittadini
in una regione costretta
alla migrazione
sanitaria verso la “fero -
ce” terra geograficamente
lontana della Padania.
Qui, nel Nord dove
un giornale istiga
all’omicidio degli stranieri
e difende le belve
feroci, non ci sono cani
randagi, ci sono canili e
ospedali d’ecce llen za.
Anche per animali, nelle
Università del Nord,
anche se dà fastidio a
qualche siciliano. Accogliamo
i pazienti del
Sud e adottiamo i cani
randagi del Sud. Suppliamo
a chi non governa
il Sud. E non ha altre
repliche che spararle
grosse. O avvelenare. Gli
ultimi fatti: a Caltanissetta
almeno 20 cani uccisi
col veleno, a Paternò
altri 11. Che civiltà, ragazzi.
Mettiamoci sopra
un velo, anzi, le tende,
dopo che i fondi per il
randagismo lo scorso anno
si scoprono essere
stati investiti anche per i
tendaggi della Regione.
Che vergogna che «la dipendente
di un organo
d’informazione dia a noi
lezioni di civiltà e di buona
educazione». E a chi
suggerisce lo studio di
Euripide una replica: mi
piace da morire quel primo
frammento musicale
in notazione dello Stasimo
di Oreste. Che cultura,
nel V Avanti Cristo.
