Il ministro Romano e i rapporti con i boss di Cosa Nostra

Secondo il Pm, inoltre, il ministro avrebbe “messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi’
E’ stata depositata questa mattina dalla Procura di Palermo la richiesta di rinvio a giudizio del ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano, che da oggi, quindi, è formalmente imputato di concorso in associazione mafiosa. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dal sostituto Nino Di Matteo. Il giudice dell’udienza preliminare dovrà adesso valutare se rinviare a giudizio il ministro o proscioglierlo. Nei giorni scorsi il gip Giuliano Castiglia non aveva accolto la richiesta di archiviazione.

SIINO, GUTTADAURO, MICELI… - “Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale – scrivono i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio – Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa, intrattenendo, anche alla fine dell’acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell’organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella”

A DISPOSIZIONE DELLA MAFIA – Secondo il Pm, inoltre, il ministro avrebbe “messo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, contribuendo alla realizzazione del programma criminoso dell’organizzazione tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi’. In particolare, nella richiesta il Pm Di Matteo fa cenno all’interessamento di Romano a candidare, su input del boss Guttadauro, Mimmo Miceli, poi condannato per mafia, alle regionali del 2001. Romano si sarebbe inoltre adoperato per accreditare Miceli e “il suo referente mafioso Guttadauro quali interlocutori da ascoltare nella gestione degli equilibri politici all’interno e all’esterno del Cdu”. Infine il ministro, insieme all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, avrebbe assecondato le richieste del capomafia Nino Mandalà inserendo Giuseppe Acanto nelle liste dei candidati del Biancofiore per le regionali del 2001, “nella consapevolezza di esaudire desideri di Mandalà e, più in generale, della famiglia mafiosa di Villabate”.

 

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